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Una storia al giorno: ritorno al dischetto

Undici metri: è la distanza che separa la gloria dalla disperazione, il trionfo dalle lacrime. Per la Nazionale Italiana i calci di rigore hanno rappresentato, per quasi vent’anni, la causa di sconfitte dolorose, di ricordi amari.

Il 17 luglio 1994 sotto il sole cocente di Pasadena, Roberto Baggio spediva alle stelle le ultime speranze del quarto titolo mondiale azzurro. La finale americana contro, a mio avviso, il peggiore Brasile degli ultimi 30 anni, è stata solo uno dei tanti, tristi epiloghi delle nostre avventure mondiali ed europee.

Da quel momento in poi, sono convinto che nella mente di Roberto sia passata infinite volte la sagoma di Taffarel, estremo difensore di quella nazionale verdeoro, a terra con la palla destinata oltre la traversa.

Nel 1998 Baggio gioca a Bologna e viene convocato da Cesare Maldini per i mondiali di Francia. Roberto ha trentuno anni e quello transalpino è, probabilmente, l’ultimo torneo iridato per lui. L’ultima occasione.

L’Italia arriva in Francia con la consapevolezza di non essere tra le favorite, ma certa di non avere niente da perdere. In attacco, tra i nomi nuovi spicca Christian Vieri: 24 reti in altrettante partite all’Atletico Madrid. Quell’Italia, tuttavia, sarà ricordata per l’eterna staffetta tra Roberto e Alessandro Del Piero e i media parleranno più di questo che di ogni altro aspetto, inducendo Cesarone a un “Sono affari miei”, in risposta all’ennesima domanda su chi sarebbe sceso in campo dall’inizio.

Gli azzurri di Cesare Maldini esordiscono l’11 giugno, alle 17:30, contro il Cile. Nel gruppo B, quello dell’Italia, ci sono i cileni, il Camerun e l’Austria. Al Parc Lescure di Bordeaux ci aspettano gli andini, squadra tutt’altro che morbida e arrendevole, che in attacco annovera pezzi da novanta, molto noti al pubblico italiano: Ivan Zamorano e Marcelo Salas.

Nove minuti e siamo in vantaggio: assist di Baggio e palla a Bobo Vieri che batte Tapia. Facile? Nemmeno per sogno. I nostri avversari ci conoscono bene: conoscono i nostri punti di forza e, proprio per questo, riescono a impedirci quasi di giocare e impongono il loro credo calcistico: gioco fisico e tanta corsa.

Sono forti fisicamente, molto forti e ce ne accorgiamo: un tocco ravvicinato anticipando Costacurta e un goal di testa, autore: Marcelo Salas. Uno a due.

Maldini senior le prova tutte: mette in campo Di Biagio, Chiesa e Inzaghi. Negli ultimi venti minuti giochiamo con tre punte, ma niente. La partita sembra incanalata verso un finale tragico, ma a sei dalla fine, la palla va a sbattere sul braccio di Fuentes.

L’arbitro di quella partita è Lucien Bouchardeau e non sarà certo tra i migliori del mondiale: lascia correre, persino troppo, e, perdonatemi, assegna ai nostri un rigore che definire generoso sarebbe riduttivo.

Sul dischetto va Roberto Baggio. Proprio lui, l’ultimo rigorista di Pasadena, l’uomo che, con un risveglio improvviso a Boston ci aveva buttato giù dall’aereo e condotto sino in finale dove, purtroppo, sappiamo come andò.

Roberto sa di avere sulle spalle la qualificazione azzurra: non siamo nemmeno alla fine della prima partita fase a gironi e già l’Italia è a rischio. Gli istanti prima del fischio dell’arbitro non possono essere descritti, sono un susseguirsi di fatti, di suoni, di urla. Sono i ricordi di una carriera che passano in un batter di ciglio, con i fantasmi di USA 94 ancora vivi e la voglia di dimenticare quel nefasto pomeriggio californiano più forte di ogni altra cosa.

Baggio contro Tapia. Roberto, stavolta, conclude diversamente: tocco di interno destro, alla destra dell’estremo difensore della Roja, che tocca, ma non troppo. Due a due, che sarà anche il risultato finale.

I campioni sono fatti così: sono imprevedibili e sanno trovare energie, soprattutto emotive, spesso infinite.

Tutti noi, chi più, chi meno, abbiamo pianto dopo la finale dei mondiali del 1994; in Francia possiamo dire la nostra, ma la corsa verso il titolo si fermerà, una volta ancora, a undici metri.

Nel quarto di finale contro i francesi soffriamo per 120 minuti, ma l’occasione più grande la abbiamo noi al minuto 102: palla perfetta di Albertini per Baggio che colpisce anticipando Barthez in uscita. Lo Stade de France trattiene il respiro, la palla sfiora il palo. Usciremo ai rigori, ma se quel tiro fosse andato in porta, beh, ho la mia idea su come sarebbe andata a finire.

Roberto, però, ha mostrato coraggio, determinazione. Il suo ritorno al dischetto è stato con un tiro da dentro o fuori, quello che solo i campioni veri possono permettersi di tirare perché, si sa, i rigori li sbagliano solo quelli che hanno il coraggio di tirarli.

E, dimenticavo, da quando Baggio non gioca più, non è più domenica.