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Una storia al giorno: il primo goal non si scorda mai. La Thailandia a Francia 2019

Tredici a zero. Questo è il risultato finale di una partita che, a molte squadre, avrebbe spezzato le gambe. Nella città dello champagne, gli Stati Uniti, trascinati da una Alex Morgan in stato di grazia, hanno triturato le povere thailandesi sommergendole di goal, ben 13 in 90 minuti.

Cinque giorni dopo, però, l’occasione per lasciare il segno è lì, in un pomeriggio nizzardo dove, ad attendere la Thailandia c’era la ben più blasonata Svezia.

Alle 15 di quel 16 giugno 2019 si comincia. Passano 6 minuti e le scandinave sono già avanti, grazie al goal di Linda Sembrant. Quattordici reti subite, zero fatte. Tutto questo in 96 minuti.

La partita scorrerà liscia, senza troppi imprevisti, con le gialloblu che segneranno 4 reti, portando a 17 il totale dei goals incassati dalle loro avversarie.

Tuttavia, una cosa che ho imparato negli anni, soprattutto arbitrando, è che anche nella partita più a senso unico c’è sempre un momento dove, chi perde, ha la sua piccola gioia, il suo momento di gloria.

È quello che accade a Kanjana Sungn-Goen, una giocatrice ai più, anzi, a quasi tutti, sconosciuta. Siamo nel primo minuto di recupero del secondo tempo, la Svezia conduce per 4-0 e attende solo il triplice fischio finale. Nella mente di questa ragazza e di tutte le sue compagne, però, c’è la voglia di lasciare il segno, di dare un senso a queste due partite.

Lancio lungo dalla trequarti difensiva, Sungn-Goen avanza, calcia e fulmina l’estremo difensore avversario: 4-1. In panchina non fa in tempo a iniziare la festa che la CT Nuengrutai Srathongvian si lascia andare a un lungo pianto liberatorio. Lacrime di gioia per lei e le sue ragazze, festa per un’intera nazione.

Poco conta se le svedesi faranno cinquina poco dopo, per le ragazze thailandesi è il momento di vivere il loro sogno mondiale, con la magia che solo il rumore più dolce del calcio sa dare: quello della palla che gonfia la rete.