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Una storia al giorno: il mio primo mondiale

17 giugno 1994: iniziava, con una cerimonia di apertura in pompa magna il Mondiale di calcio del 1994.

Avevo nemmeno sette anni all’epoca, ricordo che si giocava di giorno (negli USA) e che le partite venivano diffuse in pomeriggio, serata e, in alcuni casi, di notte (all’epoca, da bravo bambino, dormivo).

L’orologio che segnava il tempo e si colorava piano piano di giallo, l’Italia che arriva seconda dietro al Brasile (non ricordavo il punteggio, ma che avevamo perso sì) e l’espulsione di Pagliuca perché, da bimbo, mi sembrava strano che un portiere avesse fatto qualcosa di male…poverino!

Il resto, ovviamente, l’ho rivisto, e capito meglio, in più tempi.

Quel 17 giugno 1994 si apriva la rassegna planetaria più “business friendly” di sempre: partite in stadi da football americano, pubblicità pagate milioni di dollari e, soprattutto, orari estremamente atipici per il gioco del calcio.

La finale alle 12:30, molte partite a mezzogiorno, all’una ora locale. Giusto per far vedere agli europei le partite a orari…potabili.

Si sa, sono i soldi a fare la guerra e, quel 17 giugno 1994, il popolo americano guarda sì alla cerimonia di inaugurazione, ma ha due casi che riempiono i palinsesti: Lorena Bobbit e O.J. Simpson, questi sono i personaggi (per nulla in cerca di autore) che monopolizzano la cronaca a stelle e strisce.

Quello di USA 94 sarà il mondiale più televisivo di sempre, sarà il mondiale più caldo di sempre, sarà il mondiale con più talento di sempre.

Quello di USA 94 è stato il primo mondiale e, per me, sarà sempre IL MONDIALE.

Perché il primo mondiale visto, capendoci il giusto, è come il primo amore: lo ricordi a vita, lo porti sempre con te, lo conservi come uno dei ricordi della tua passione.

Domani vi racconterò un’altra storia di USA 94, non per essere monotono ma perché, quando si parla di mondiali, per me è questa la mia coppa del mondo.

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