Crea sito

Una storia al giorno: 500 kHz

9 giugno 2019: una data che, per il calcio italiano, vuol dire storia. Dopo 20 anni, le Azzurre tornano a giocare la fase finale di un mondiale.

Le ragazze mondiali, così vengono chiamate le calciatrici italiane, sono arrivate in Francia con la voglia di fare bene, senza porsi troppi obiettivi, e di passare il turno. Poi si vedrà.

In un periodo in cui il calcio maschile è uscito a pezzi dalle qualificazioni a Russia 2018, toccando il punto più basso degli ultimi 60 anni di storia a San Siro contro la Svezia, il riscatto del movimento è nelle mani o, se preferite, nei piedi delle nostre azzurre.

Brasile, Australia e Giamaica per noi, in un girone arduo, ma non impossibile.

Il 9 giugno a Valenciennes ci aspettano le Aussies. La partita, oltre che per il gioco, verrà ricordata anche per un suono, che interromperà per ben 39 volte la gara: il fischio dell’arbitro.

Trentanove calci di punizione, più gli altri fischi di rito. L’arbitro, Melissa Borjas, dispensa fischi e sanziona come se non ci fosse un domani, quasi come avesse paura di perdere il controllo della partita o di dimostrare di vedere tutto. Sembra quasi di ascoltare la radio e sbagliare stazione: quando ero bambino, sulle onde medie, c’era 500 kHz: una frequenza dove si potevano ascoltare le comunicazioni in Morse del Servizio Radio Mobile Marittimo e, spesso, per errore o per passaggio obbligato della rotella, ci cascavo sopra.

Quella partita mi ricorderà quello: 500 kHz. Melissa vedrà tante cose, soprattutto quelle poco importanti, e farà perdere le staffe a parecchie giocatrici, incredule nel vedersi fermare per contatti ai limiti del percettibile.

Le nostre, però, dimostrano una cosa: capacità di adeguarsi. Non si adeguano al gioco avversario, ma al metro arbitrale. Capiscono subito che, detta ridendo, respirare troppo forte è sinonimo di fallo e, come per incanto, limano il loro ardore, traendone vantaggio.

Le azzurre partono in sordina, con qualche lampo, come il goal annullato a Bonansea dopo 8 minuti per fuorigioco. Fuorigioco sì, ma di spalla. Sembra quasi che l’emozione di tornare al mondiale attanagli le gambe alla banda di Milena Bertolini.Nei primi minuti, le nostre avversarie fanno la voce grossa, le nostre giocano di rimessa e, al ventunesimo, Gama trattiene Kerr in area. Rigore.

Sul dischetto va proprio lei, che calcia non angolando troppo la conclusione e Laura Giuliani riesce a respingere il tiro. Purtroppo, però, la palla va verso l’interno del campo e Kerr è lesta a ribadire a rete. Uno a zero.

Al goal, però, l’Italia non molla, ma continua a provarci. A centrocampo il dominio australiano non c’è più e, al 55′, un disimpegno preso alla leggera dalle nostre avversarie, porta la palla sui piedi di Barbara Bonansea che avanza verso la porta e scivola. Sul più bello, la nostra numero 11 sta per cadere a terra, ma riesce a colpire la palla. Goal. Uno a uno. Delirio in campo, a casa e in panchina. Noi ci crediamo, si può fare.

Daniela Sabatino, la nostra numero 9, è l’emblema di come ci si debba sudare questa vittoria: colpisce un palo e ribadisce in porta, ma il goal viene annullato. Sembra che la rete al mondiale sia per lei una sorta di maledizione: non segnerà nemmeno un goal, ma darà un contributo fondamentale là davanti. Lei, come tutte quante.

Nel 2006 sappiamo bene come andò a finire tra Italia e Australia. Che la tradizione si ripeta? A tempo praticamente scaduto, c’è un calcio di punizione per noi. Calcia Valentina Cernoia, palla che spiove in area per la testa di Bonansea che tocca, approfittando di un’uscita “avventurosa” del portiere australiano. Palla in rete. 2-1. Ce l’abbiamo fatta.

Allora sì, è proprio vero! Quando l’Australia gioca a calcio con l’Italia e, nel recupero, il punteggio è di parità, c’è sempre un goal azzurro al 95′. In principio fu Totti, quel giorno Barbara Bonansea. La storia è ciclica, sempre detto!

Fischio finale: questa volta come mai nei precedenti novanta minuti più recupero un triplice suono piacevole, melodioso, che fa esultare tutta una Nazione.

Hanno vinto le Azzurre, all’esordio, in rimonta. Provate a fermarle, se ci riuscite.

Le ragazze festeggiano una vittoria tanto inattesa, quanto meritata, ballando la macarena. Barbara Bonansea sarà eletta Woman of the Match, per la gioia sua e dei suoi familiari, partiti in camper dall’Italia per seguirla nel momento più alto della sua carriera.

Sarà un’estate indimenticabile, per lei e per tutto il calcio italiano. Un anno dopo, in tempo di COVID-19, mi auguro di tutto cuore che gli sforzi profusi fino ad ora non vengano vanificati dalla pandemia o dalla carenza di coraggio di chi governa il calcio.

C’è bisogno di professionismo, ora e subito. Non ci voleva un mondiale a farlo capire, non ci vuole uno stop dei tornei a farlo dimenticare.