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IMHO: ditemi che non è vero…

Vi prego, ditemi che non è vero. Non perché questo aspetto rappresenta, forse, un ulteriore ostacolo alla ripresa dei tornei, ma per come, tutto ciò, rischia di far cadere su pochi professionisti l’onere più grande, più grande sicuramente di loro.

È giusto o no riprendere? Non esiste risposta scientificamente corretta, ma, in alcuni casi, nelle sedi competenti, i governi hanno deciso. Hanno optato per la ripresa (in Germania) o per la fine anticipata (in Francia). E in Italia?

In Italia si gioca a “palla avvelenata”, con il Comitato Tecnico Scientifico che demanda l’onere della decisione di isolare o meno l’intera squadra per due settimane, in caso di positività anche di una sola persona, al medico sociale.

Ripeto e torno a dire quello che (gli amici possono testimoniarlo) ho sempre sostenuto riguardo al COVID-19: non esiste una risposta esatta al 100% sul riprendere o meno e quando. Esiste, però, una cosa che è, purtroppo, divenuta una illustre sconosciuta, specie in alcune sedi: il coraggio di decidere. È chi occupa certi ruoli, in alto, che deve deliberare, in un senso, o nell’altro, non il povero medico sociale.

È chi ha responsabilità di governo che deve assumersi la responsabilità, non l’ultimo anello della catena. Mi spiace per i medici che, da professionisti seri e prestanti giuramento, di certo lavoreranno, come sempre, tutelando la salute di tutti. Per chi, invece, tentenna allungando il brodo, beh…

Fama di loro il mondo esser non lassa…