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IMHO: basta parlare solo di Serie A

Un anno fa, di questi tempi, eravamo a nemmeno un mese dal mondiale di Francia 2019. Un evento storico, atteso da tutto lo sport italiano, con le nostre ragazze sconfitte con onore dall’Olanda ai quarti di finale.

Oggi, quel mondiale, sembra solo un lontano ricordo: il mondo politico e dello sport si confrontano su una ripresa degli allenamenti e della Serie A. Non solo il tema calcio giocato, ma anche la spinosa questione dei diritti TV aggrava il bilancio di questo duro e, sinora, poco fruttuoso confronto.

C’è una cosa che, in questo scenario, mi inquieta: in pochi hanno parlato del vero fulcro dell’attività sportiva, ossia il mondo dilettantistico. Non solo nel calcio, ma in tutti gli sport le società dilettantistiche rappresentano una componente chiave, dalle attività giovanili alle senior e, in un quadro come quello odierno, dove l’incertezza la fa da padrona, in molte rischiano anche di scomparire.

Sono tante le società che non navigano nell’oro e, quando si parla di sport, la commistione tra professionisti e amatori, purtroppo, è tanto frequente quanto insensata. C’è un mondo fatto di passione, sforzi, sacrifici dietro ogni piccola squadra: dal giro delle aziende locali per trovare i fondi per la stagione, alle macchinate, all’autotassarsi per fare, semplicemente, ciò che si ama.

Il mondo dello sport non professionistico rischia, mai come adesso, il colpo di grazia. Non può più vivere della sola passione dei praticanti, dei dirigenti, di gente che sacrifica il proprio tempo per passione. No. In questo caso, il segnale forte deve venire dall’alto, dalla politica. Non è questione di colori, ma di lungimiranza. È dalle piccole società che nascono i successi, è dal sottobosco che si sviluppa la foresta perché, senza le basi, non si va lontano. Provate a pensare di dire a un bambino o a una bambina che non può andare a fare sport perché la squadra ha chiuso. Oltre alla tristezza dei più piccini, a perdere è lo sport. Tutto.

Che c’entra il calcio femminile? C’entra eccome, tantissimo. Perché tante squadre, quasi tutte, sono dilettantistiche. Le ragazze giocano ancora per passione e, dopo tutti gli sforzi profusi e i risultati ottenuti, il rischio di cadere nell’oblio è alto.

È bello vedere le istituzioni incensare durante l’epoca delle vittorie, ma non si può più tollerare che ci siano differenze, sia economiche che di attenzioni, così abnormi tra uomini e donne, specie nel calcio. Ora come non mai serve un intervento serio e rapido, da parte di Federazione e politica: delle donne, in epoca di COVID-19, se ne è parlato poco, ma il maggior peso del calcio maschile non può e non deve essere una scusante.

Infine, lo sport è fondamentale nella crescita, nello sviluppo culturale e umano della persona. Se però, di questi tempi, ci si limita solo all’altissimo livello, l’intero sistema rischia di collassare. E questo collasso sarà difficilmente reversibile col rischio che, gli sforzi di tanti, vengano vanificati per la carente lungimiranza di pochi.