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A porte chiuse…

Inauguro oggi una nuova rubrica, intitolata IMHO, in my humble opinion, nella quale esprimerò, in maniera pacata ma diretta, la mia opinione su fatti e avvenimenti che ruotano intorno alla palla tonda, non solo in chiave femminile.

Scrivo queste righe, che pubblico adesso, un’ora dopo il fischio finale di Juventus-Inter, al termine di una giornata dove il calcio è passato in secondo piano, con l’emergenza Coronavirus a occupare rotocalchi, programmi tv e notiziari per la quasi totalità della durata.

Le immagini delle stazioni di Milano nella notte tra sabato e domenica, quelle delle spiagge e delle stazioni sciistiche, di Boccadasse a Genova, dei navigli, stridono non poco con i vuoti presenti nelle tribune degli stadi italiani, dove si è giocato, senza pubblico, in un’atmosfera surreale e atipica.

La domanda che mi viene spontanea è: il rischio contagio discerne momenti e luoghi o no? La risposta è lapalissiana, ma, a questo punto, vista l’OPCM del 8/3/2020 e diffusa ben prima della sua entrata in vigore, la condotta di troppi che hanno comunque voluto fare la “scampagnata domenicale”, i calciatori come escono da tutto ciò? Ve lo dico subito: candidi come un lenzuolo.

Le parole del Presidente AIC Damiano Tommasi sanno di responsabilità rara e fortissimo senso civico; a lui si uniscono anche molti giocatori che, senza mezzi termini, fanno capire come si possa anche fare a meno del pallone in momenti come questo, dove le preoccupazioni più grandi sono quelle di evitare il contagio di massa mandando al collasso il sistema sanitario.
Quei milionari in mutande che corrono dietro a un pallone, quella banda di ignoranti, come molti li apostrofano o lo hanno apostrofati, oggi hanno dimostrato di essere più coscienziosi di molta altra gente, di molti dalla morale facile e di avere a cuore la salute e il bene pubblico più della propria gloria domenicale.

Da abbonato allo stadio ho accolto positivamente il provvedimento delle porte chiuse: se servono sacrifici, per la pubblica incolumità, si fanno e, per qualche tempo, ci si accontenta, come una volta, di TV, radio e televideo. È ovvio che, però, questa disposizione rischia di rimanere fine a sé stessa, considerando che in troppi, in tutta Italia, hanno disatteso, senza farsi troppi problemi, le indicazioni date dagli esperti su come limitare il fenomeno di contagio.

Al femminile, inoltre, c’è chi ha tenuto a casa le proprie giocatrici, impedendo loro di partecipare all’Algarve Cup in Portogallo: si tratta del Milan, che ha negato la partenza a Linda Tucceri Cimini, Valentina Giacinti, Valentina Bergamaschi e Francesca Vitale, mentre solo all’ultimo è stato permesso a Stefania Tarenzi, interista, di partire. A proposito, mercoledì sera tutti su Rai Sport HD (canale 57) alle 19:45 per sostenere le azzurre nella finale contro la Germania, ma rigorosamente a casa!

Questa domenica resterà di certo nella storia del pallone come la domenica del silenzio che fa rumore, tanto rumore o, scusate la volgarità, che fa casino, tanto casino.
I 75′ di ritardo del calcio d’inizio di Parma-Spal sono l’immagine perfetta di questa Italia che decide e va avanti, poi torna indietro e poi va di nuovo avanti ma senza, forse, mai sapere dove e come.

Il video postato da Selvaggia Lucarelli, infine, decreta in maniera insindacabile quello che già il Macchiavelli aveva compreso: l’Italia non è un Paese difficile, ma impossibile da governare.